Festa Democratica Portello 22-23-24 maggio

Francia:diciassette donne ministro ecco il governo Hollande

Per la prima volta il numero dei ministeri guidati da esponenti femminili è uguale a quello degli uomini, che, ad eccezione della Giustizia, mantengono però i posti di maggiore prestigio. Premier Jean Marc Ayrault, Laurent Fabius agli Esteri, alle Finance Moscovici. Taglio degli stipendi del 30%. Priorità: riassetto dei conti pubblici

PARIGI – Diciassette uomini e diciassette donne: il nuovo governo francese del presidente François Hollande è il primo esecutivo paritario. Hollande ha quindi realizzato ciò che aveva promesso in campagna elettorale: mettere alla guida dei ministeri un eguale numero di uomini e donne, anche se i posti di maggior prestigio vanno ad esponenti maschili, ad eccezione della Giustizia.

I nomi sono stati annunciati dallo stesso premier, Jean-Marc Ayrault, che questa mattina aveva trascorso quattro ore a colloquio con Hollande. La prima riunione del nuovo governo è stata convocata domani alle 15 a palazzo Matignon.

Il premier ha annunciato che il nuovo governo francese si concentrerà sul riassetto dei conti pubblici e sul bilanciamento delle nuove spese con tagli dei costi. E fra le prime misure proposte ai ministri ci sarà la riduzione dello stipendio di ciascuno di loro nella misura del 30 per cento, uno dei primi provvedimenti simbolici del quinquennio Hollande 1. Ospite del tg delle 20 su France 2 pochi minuti dopo l’annuncio della sua squadra di governo, Ayrault ha tenuto a rivendicare la misura, che era stata presentata come un segnale di differenziazione della presidenza Hollande rispetto al suo predecessore, Nicolas Sarkozy, che aveva aumentato il suo stipendio del 170 per cento cinque anni fa,

appena entrato all’Eliseo.

Inoltre, ha annunciato sempre Ayrault, i ministri che si presenteranno alle elezioni politiche di giugno e non saranno eletti dovranno lasciare l’incarico. “C’è un senso di responsabilità – ha detto Ayrault – vuol dire che ogni ministro che si presenterà alle politiche e non sarà eletto non potrà restare al governo”.

Agli Esteri va l’ex premier del governo Mitterrand, Laurent Fabius; il capo della campagna del presidente, Pierre Moscovici, è invece il nuovo ministro delle finanze. Manuel Valls – ex possibile candidato premier – va agli Interni; mentre al Lavoro Michel Sapin; alla cultura, Aurélie Fillippetti, grande animatrice della campagna elettorale di Hollande.

Tra gli altri ministri all’Istruzione Vincent Peillon, alla Giustizia la giurista guyanese Christiane Taubira, agli Affari Sociali e Salute Marisol Touraine, All’Uguaglianza Cecile Duflot, all’Ambiente Nicole Bricq, alla Reindustrializzazione Arnaud Montebourg, alla Difesa Jean-Yves Le Drian, all’Università Genevieve Fioraso, ai Diritti delle Donne va la giovane franco-marocchina Najat Vallaud Belkacem, che sarà anche portavoce del governo. All’Agricoltura Stephane Le Foll, alla Riforma dello Stato Marylise Lebranchu; Territori d’Oltremare, Victorin Lurel; Sport, Valérie Fourneyron, Bilancio, Jerome Cahuzac, Relazioni con il Parlamento, Alain Vidalies, Affari europei, Bernard Cazeneuve, Anziani, Michèle Delaunay, Economia sociale, Benoit Hamon, Famiglia, Dominique Bertinotti, Disabili, Marie-Arlette Carlotti, Sviluppo, Pascal Canfin, Francesi all’Estero, Yamina Benguigui, Trasporti, Frederic Cuvillier, Innovazione, Fleur Pellerin, Reduci di guerra, Kader Arif.

Fonte: la Repubblica

Violenza sulle donne. Ruzzante deposita progetto di legge. “Normativa che rafforza le reti territoriali come barriera di contrasto al fenomeno”

L’estensione della rete territoriale dei servizi, con il potenziamento dei centri anti-violenza e di quelli di accoglienza; l’individuazione di criteri e priorità per l’assegnazione dei finanziamenti sulla base di progetti mirati; l’istituzione di un fondo ad hoc per la prevenzione e di un tavolo di coordinamento regionale che avrà il compito di monitorare il fenomeno e l’attuazione delle misure di contrasto.Questi i punti cardine della proposta di legge in materia di contrasto alla violenza sulle donne ed in ambito domestico, depositata oggi dal suo primo firmatario, il consigliere regionale del Pd, Piero Ruzzante.

“La casa e la famiglia – evidenzia l’esponente democratico – sono i luoghi più pericolosi per le donne: negli ultimi tre anni in Veneto i casi di omicidio e tentato omicidio in ambito domestico sono stati 84 con un totale di 92 vittime; il tasso di violenza domestica contro le donne in Veneto risulta addirittura superiore alle altre regioni, con un allarmante aumento nel 2011 (Fonte: Osservatorio Nazionale sulla Violenza Domestica). Ad attentare alla salute delle donne e alla loro vita sono soprattutto i loro compagni, non degli sconosciuti: infatti il 70% delle violenze è opera di partner o ex partner”.

“Con questa proposta, che già sta raccogliendo adesioni bipartisan e che attorno alla quale auspico possa svilupparsi un impegno politico comune, si punta molto sulle strutture territoriali e si vuole favorire lo scambio degli studi e delle informazioni attraverso il coinvolgimento degli enti locali. Dunque l’obiettivo diventa quello di fare barriera contro il dilagare del fenomeno rafforzando la collaborazione tra vari soggetti ed il senso di comunità in ogni area della nostra regione”.

“Analogamente il modello del tavolo di coordinamento è quello della partecipazione di rappresentanti di soggetti istituzionali, forze dell’ordine, associazioni competenti ed operanti in questo ambito, la presidente della commissione e dell’assessore per le pari opportunità, che lo presiede. Un luogo pensato come motore delle iniziative da mettere in campo e da realizzare attraverso finanziamenti certi. Non da ultimi appunto i contributi: è prevista la loro assegnazione ai Comuni singoli o associati o in partenariato con soggetti del privato sociale, che presentano progetti di qualità ed efficacia”.
VIOLENZA SULLE DONNE.
ASSESSORE COPPOLA SOTTOSCRIVE PROPOSTA RUZZANTE

“Anche l’assessore per le pari opportunità, Maria Luisa Coppola (PdL)ha sottoscritto la proposta di legge sul contrasto alla violenza sulle donne. Mi sembra un atto che va esattamente nella direzione auspicata ovvero quella di realizzare, attorno ad una materia tanto delicata ed importante come questa, un lavoro comune che vada oltre gli schieramenti”.

Ad annunciarlo è il consigliere del Pd, Piero Ruzzante, primo firmatario della proposta di legge depositata quest’oggi.

Questione spritz nelle piazze

Qui sotto troverete l’ articolo del mattino di Padova, che riapre il tema lungamente discusso degli spritz nelle piazze. Il circolo PD “Concetto Marchesi” ha istituito a tal proposito un gruppo di lavoro, con l’intento di individuare proposte attraverso un percorso di confronto tra commercianti, residenti e studenti. L’intento è che la città venga sentita come un bene comune condiviso dai cittadini, da vivere insieme nel rispetto delle esigenze di tutti. Sarebbe utile e costruttiva un’ampia partecipazione e discussione da parte degli iscritti del nostro circolo al fine di produrre una serie di proposte da condividere e discutere con l’Amministrazione della città.

Responsabile Partecipazione Giovanile

Angelo Ricciardone

Piazza dei Signori, i baristi al sindaco: «Vogliamo chiudere all’una»

PADOVA. Tra poche settimane farà buio tra le 21 e le 21.30. I titolari dei bar di Piazza dei Signori, in base all’ordinanza del sindaco Zanonato del 2008, che impone la chiusura degli esercizi pubblici intorno alle piazze già a mezzanotte, con il relativo smantellamento dei tavolini già alle 23.45, avranno solo due ore di tempo per somministrare caffè, bevande e gelati ai loro clienti. Per rendere la gestione economica dei locali più efficiente e redditizia, i gestori dei 7 bar della storica piazza, ossia di Bakarà Art Cafè, City, Diemme, El Pilar, Marlè, Pullia e San Clemente, dopo aver tenuto un’assemblea tutti insieme, hanno scritto una lettera al primo cittadino e, per conoscenza, anche agli assessori al commercio ed alla polizia municipale, Marta Dalla Vecchia e Marco Carrai, in cui chiedono di potere chiudere non più a mezzanotte, ma all’una di notte per quanto riguarda il servizio ai tavolini ed alle due solo al venerdì ed al sabato in riferimento alla somministrazione delle bevande al banco.

Coordinatore della protesta/ proposta è il gestore del bar Bakarà, che, ieri mattina, si è anche incontrato con il capo-settore del commercio, Pier Ferdinando Schiavon. «La situazione delle piazze non è più la stessa di quattro anni fa» spiega Walter Cancian «C’è una maggiore tranquillità e le forze dell’ordine garantiscono un controllo più efficiente e capillare del territorio. Tra l’altro, nei giorni di maggiore afflusso in centro, ossia al mercoledì, giovedì e venerdì, noi gestori c’impegniamo ad assumere anche vigilanti privati ed installare cinquanta cestini per i rifiuti tutt’intorno alla piazza». «L’orario dei bar di alcune zone è regolato da un’ordinanza che nasce dall’esigenza di garantire anche la quiete ai residenti» risponde Zanonato «Il tentativo è di tenere assieme diverse esigenze. Cerchiamo di dare una risposta anche all’esigenza di socializzare dei giovani».

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Primarie: scelgo io!

Basta nomi al maschile: chiamatemi sindaca

Chiamatemi Sindaca. Così ha disposto Silvia Conte, la prima cittadina di Quarto d’Altino, 38 anni, laureata in matematica, ricercatrice all’Università, mamma di due figli, con un decreto sindacale che ha avuto effetto dall’8 marzo scorso. Nello specifico il testo del decreto dispone che «in tutti gli atti del Comune venga adottato un uso della lingua italiana attento al rispetto delle differenze di genere tale da rendere visibile la presenza di donne nelle istituzioni. In particolare, dovranno essere espresse al femminile le denominazioni degli incarichi e delle funzioni ricoperte da donne». Declinazione che quindi si estenderà anche a vice-sindaca (a Quarto d’Altino è Raffaella Giomo), assessora e consigliera. La decisione fa riferimento al fatto che la lingua abbia il potere di rafforzare gli stereotipi e le categorie sociali esistenti e si richiama a «Le raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana» scritte da Alma Sabatini e pubblicate nel 1987 dalla Commissione nazionale per la realizzazione della parità tra uomo e donna. A differenza del resto d’Europa, dove si discute di linguaggio di genere da decenni, in Italia (che risulta essere ancora al 74° posto nella classifica mondiale del gender gap) il passaggio ad una lingua paritaria fatica a prendere piede e resta limitato a scelte sporadiche di singole istituzioni.

FONTE Il Gazzettino

Tesseramento 2012

Alle iscritte e agli iscritti del circolo del PD “Concetto Marchesi”

Prime notizie sul tesseramento 2012, iniziato ufficialmente da un paio di settimane: abbiamo già alcuni nuovi iscritti, mentre il rinnovo delle tessere procede come d’abitudine. Nonostante quanto già fatto crediamo tuttavia che sia necessario aumentare gli sforzi in questa direzione.

Per questo l’Esecutivo di Circolo mi ha incaricato, come responsabile del tesseramento, di chiedere ad alcuni di voi nei prossimi giorni di darmi una mano per sollecitare i rinnovi. Si tratterà di fare un po’ di telefonate.

Invito invece TUTTI a segnalarmi  iscritti e simpatizzanti (nome, cognome, indirizzo, telefono) che non hanno un indirizzo email, dobbiamo assolutamente raggiungerli per informarli sulle nostre attività.

Concludiamo con una buona notizia: in federazione è ora disponibile l’elenco dei padovani che hanno partecipato alle ultime primarie. Verificheremo gli indirizzi e allargheremo anche a questi cittadini l’invito a far politica (in questi tempi di “tecnici”) con il nostro partito. È un lavoro grosso, ma in prospettiva molto “redditizio”.

cari saluti

Tomaso
Responsabile Tesseramento di Circolo

Cinemamme II edizione

Cinemamme è un’iniziativa realizzata per genitori, nonni, baby sitter e bambini da 0 a 18 mesi, che si articola in 6 mattinate: ogni venerdì alle ore 10 dal 23 marzo al 27 aprile ’12.

Cosa è?

Cinemamme mira a promuovere la socializzazione ed il supporto nella fase dell’allattamento offrendo l’opportunità di recarsi al cinema ed assistere alle proiezioni in piena tranquillità

A chi si rivolge?

Mamme in allattamento con i loro bambini, aperto anche a papà e fratellini, nonni, babysitter, donne in gravidanza

Dove si svolge?

Cinema Porto Astra marzo – aprile ‘12. I film che verranno proiettati sono quelli in programma in sala, scegliendo con particolare attenzione pellicole adatte al nostro speciale pubblico

Come si attua

Ogni venerdì, si danno appuntamento al cinema le mamme che allattano.

Pagando un biglietto ridotto possono assistere insieme ai loro piccoli alla proiezione dei film in prima visione in programma. Una proiezione a misura di neomamme e bebè. Le luci della sala sono soffuse, il volume è più basso, così da non disturbare i bambini. Ma non solo. C’è la possibilità di portare in sala cibi per i piccoli e di posizionare le carrozzine in una “parking” all’interno della struttura. Le mamme entrano in sala insieme ai loro bambini che possono stare comodamente adagiati nel loro trasportino sul sedile accanto, e in caso di bisogno, un fasciatoio è a disposizione per il cambio.

Uno spazio di socializzazione e di sostegno a mamme e papà magari alle prime armi. Permette alle mamme un momento di svago, consente loro di non rinunciare al piacere del cinema senza lasciare il piccolo a casa e quindi avvertire un senso di colpa.

Può essere motivo di confronto con altre mamme, ma anche di condivisione di momenti di depressione o allegria. Alla fine della proiezione ci sarà la possibilità di parlare con una psicomotricista e una psicologa di provata esperienza per porre domande sui temi dell’allattamento, dell’interazione tra bambino e genitori, del movimento, del gioco, della nanna.

CINEMA PORTO ASTRA

VIA SANTA MARIA ASSUNTA N.20

OGNI VENERDI ALLE 10

Biglietto 4 euro

(fonte Tatiana Bullo Padova Donne)

Il nostro Circolo, cuore del PD di Padova

Care/i democratiche/i del Circolo “Concetto Marchesi”

Il nostro Circolo sta attraversando un delicato momento di transizione in seguito alle dimissioni del nostro Segretario per motivi di salute. Nell’augurare a Giacomo un rapido recupero e ringraziarlo per il lavoro svolto durante la sua segreteria, penso sia necessario attivarsi per dare continuità ai risultati che il nostro Circolo ha conseguito dalla sua fondazione e allo stesso tempo rilanciare l’attività politica in un momento impegnativo per il nostro Partito sia sul piano nazionale che su quello locale.

Negli ultimi due anni e mezzo, ho condiviso il percorso politico del Circolo, svolgendo il compito di Tesoriere. Questa esperienza mi ha consentito di apprezzare le qualità dei Segretari che si sono succeduti nel frattempo e di comprendere, anche grazie alla discussione con molti dei militanti del nostro Circolo, quali siano i problemi che abbiamo di fronte e quale potrebbe essere il metodo per affrontarli. Ho maturato la convinzione – che peraltro credo diffusa nel nostro Circolo – che occorra “subordinare” il ruolo e l’azione del Segretario al Progetto politico-organizzativo per il Circolo. Un Manifesto programmatico da discutere e condividere in fase congressuale, che dovrà essere animato, oltre che dal Segretario, da un gruppo di persone, necessario “cuore pulsante” del Circolo.

Anche in ragione di questo mio percorso, alcuni iscritti mi hanno invitato a candidarmi. Dopo una riflessione di alcuni giorni, ho deciso di accettare la sfida di provare ad aggregare le forze e le idee presenti nel nostro Circolo per poterne rilanciare l’attività, valorizzando i traguardi già raggiunti. A quanti vorranno condividere la mia candidatura propongo di elaborare, a partire dalla traccia aperta che allego a questa lettera, il Manifesto programmatico per il “Il nostro Circolo, cuore del PD di Padova”, punto ideale di aggregazione di forze e idee in vista del congresso che sceglierà il nuovo Segretario.

Spero che la candidatura e il metodo che propongo possa favorire un confronto approfondito tra tutte le posizioni che potranno emergere all’interno del nostro Circolo.

Alessandro Melcarne

ale.melcarne@gmail.com

Circolo “Concetto Marchesi”

Centro Storico di Padova

Il nostro Circolo, cuore del PD di Padova

Traccia per il Manifesto programmatico

Il Partito Democratico ha il compito e le qualità per aprire una nuova fase di sviluppo culturale, politico e economico nel nostro paese, indebolito da 15 anni di berlusconismo. Nella Città di Padova, da sempre laboratorio politico di primaria importanza a livello nazionale, il Circolo “Concetto Marchesi” costituisce uno snodo fondamentale, sia per il peso politico che esercita mediante i suoi eletti, sia per la confluenza nel suo ambito di diverse sensibilità culturali e problematiche sociali. I prossimi anni saranno caratterizzati da sfide difficili, tra cui la non scontata riconferma del governo della Città. Per questi motivi, il Circolo “Concetto Marchesi” deve continuare a essere antenna capace di captare le istanze di cambiamento sociale e di evoluzione del pensiero democratico, ma anche laboratorio di cultura democratica che elabora e promuove proposte per gli eletti del PD e per le istanze superiori del Partito, capaci di rispondere efficacemente alle esigenze dei cittadini, degli elettori e dei militanti.

Il Circolo nel Quartiere e nella Città

Il Circolo deve essere strumento di radicamento del Partito e diffusione della cultura democratica nel territorio, nonché interlocutore privilegiato ma vigile delle istituzioni pubbliche locali: il Quartiere, il Comune, la Provincia. Il radicamento sociale deve passare per il contatto diretto con le associazioni che operano nell’ambito del Centro storico di Padova.

Il Circolo nel Partito Democratico

Il Circolo deve essere promotore dei principi statutari del Partito Democratico, promuovendo in particolare la partecipazione di militanti ed elettori nel dibattito programmatico e nella selezione dei rappresentanti istituzionali e dei dirigenti e privilegiando, per la selezione dei candidati agli organi monocratici, il ricorso alle primarie.

Il Circolo deve sviluppare un dialogo costante con la componente giovanile del Partito, rafforzando i contatti con il circolo territoriale dei Giovani Democratici.

Il Circolo, Partecipazione e Organizzazione

Il funzionamento del Circolo deve essere garantito attraverso l’operatività dei propri organismi. A tal fine, è necessario dotare il Circolo di un Esecutivo che funga da organo promotore e di supporto del Direttivo.

Il Circolo deve dotarsi degli strumenti adeguati (per esempio, un programma di tesseramento e di reperimento di risorse finanziarie, un atto costitutivo di Circolo per la gestione e la rendicontazione delle attività economiche e finanziarie, ecc.) che consentano di perseguire credibilmente obiettivi anche ambiziosi decisi dal Direttivo (per esempio, la realizzazione della festa democratica o, se possibile, di una sede).

Il Circolo parla il linguaggio delle nuove tecnologie, anche grazie al blog di Circolo che va opportunamente valorizzato. Tuttavia, occorre rilanciare il contatto diretto, porta a porta, con iscritti ed elettori di tutte le generazioni ed estrazioni.

Il Circolo deve sviluppare la partecipazione degli iscritti e attrarre nuovi militanti, come strumenti di radicamento territoriale e contatto diretto con i cittadini, di valorizzazione delle competenze di iscritti e simpatizzanti, di conoscenza delle diverse zone del territorio di riferimento (da Prato della Valle alla Stazione).

Lavoratori schiacciati dalle pensioni (altrui) – di Emilio Longo

Nel 2009, il 35% di tutte le entrate fiscali e contributive è stato assorbito dal pagamento di pensioni e rendite per 234 miliardi, prima voce di spesa dello Stato.

In pochi, pubblicamente, osano interrogarsi se questo trasferimento di risorse dai lavoratori ai pensionati corrisponda sempre ad equità. Non appena si provi a farlo, sindacati e forze politiche di vario orientamento (da ultimo anche la Lega) sono pronti a denunciare tentativi di macelleria sociale a danno delle fasce più deboli e a ribadire l’intangibilità dei “diritti acquisiti” dagli attuali pensionati. Ma le cosa stanno proprio come le si dipingono ?

“Diritti acquisiti”. I lavoratori pagano oggi più contributi di quelli versati dagli attuali pensionati, accederanno alla pensione più tardi e riceveranno un assegno ben più misero. Non si può parlare di diritti acquisiti dai pensionati, se gli stessi sono sistematicamente negati ai lavoratori che stanno pagando la loro pensione !

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Statuto del Circolo: un’opportunità organizzativa e politica

Nei giorni scorsi con il Segretario, Giacomo Patané, e il Tesoriere, Alessandro Melcarne, abbiamo discusso delle innovazioni introdotte a livello provinciale per il riassetto della funzionalità amministrativa e finanziaria dei Circoli. In sostanza, nella riunione dei Segretari e dei Tesorieri dei Circoli della provincia di Padova dello scorso 15 giugno, è stata illustrata la nuova disciplina finanziaria del PD provinciale che prevede la facoltà di costituire i Circoli nella forma di associazioni, con l’obiettivo di consentire l’apertura di conti correnti intestati a queste nuove entità e rendere quindi più formali e trasparenti i rapporti finanziari (e politici) con il Partito provinciale, ma anche all’interno degli stessi Circoli. Prosegui la lettura »

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DOMANI DALLE ORE 17 in PIAZZA delle ERBE

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Responsabilità

A me piacerebbe vivere in un Paese dove ognuno si prende la propria parte di responsabilità, in base al ruolo che ricopre.

Il Ministro Maroni e il Governo sono andati avanti settimane a dire che i migranti erano clandestini e che sarebbero stati espulsi. Qualcuno addirittura suggeriva di sparare sui barconi. Poi li hanno regolarizzati perché, dicevano, tanto sarebbero andati in Francia. Nonostante le sollecitazioni di Enti Locali (Regioni e Comuni italiani) non hanno detto nulla su cosa avrebbero fatto per gestire la presenza di un numero considerevole di migranti che sarebbero rimasti in Italia (almeno la metà di quelli giunti, cioè oltre 10.000 persone, al netto di quelli che stanno arrivando adesso).

Il Comune di Padova si è trovato a dover accogliere 14 minori e se ne è fatto carico (a spese proprie). Nel frattempo abbiamo appreso che il Ministro ha preso accordi direttamente con la Caritas ed altri enti caritatevoli bypassando in toto gli enti locali per accogliere i migranti in soluzioni di fortuna. Abbiamo “appreso”, perché ufficialmente il Governo non ha detto nulla di nuovo. Anzi: esponenti politici della Lega tra cui parlamentari locali hanno ripetutamente detto “non accoglieremo nessuno”, mentre il Governo incaricava la Protezione Civile, con poteri simili a quelli dell’emergenza terremoto a l’Aquila (cioè bypassare tutti gli enti locali), di gestire il fenomeno.

Oggi apprendiamo che Zaia ha revocato la nomina del commissario regionale alla protezione civile Tonellato (nominato sette giorni fa su indicazione della stessa Regione Veneto). Motivazione: “di fronte a un problema di dovuta e civile applicazione di norme internazionali (la convenzione di Ginevra del 1951) giorno dopo giorno da più parti il problema profughi è stato ed è utilizzato, a volte davvero a dismisura, ai fini della mera propaganda politica, creando evidenti difficoltà istituzionali e ambientali a chiunque cerchi di operare nel rispetto delle legislazioni vigenti”.

Ora io mi chiedo: quando ci si assumerà la propria responsabilità?

Primo: Responsabilità = dire la verità alla gente. La verità è che sul territorio italiano ci sono decine di migliaia di migranti e profughi, e la verità va detta alla gente e non invece raccontare “balle” (i migranti non ci sono o verranno respinti) o nascondere il problema.

Secondo: Responsabilità = coinvolgere gli enti locali i quali, tramite le reti di accoglienza delle realtà associative professionali esistenti sul territorio, facciano la loro parte. Cosa che in molti stanno già facendo (ed altri no, non hanno nemmeno lo spazio per accogliere nessuno).

Terzo: Responsabilità = mettere risorse per sostenere l’emergenza. Perché con le chiacchiere, appunto, si fa propaganda e basta.

Si può anche decidere di fare le cose in silenzio naturalmente, ma allora si sta zitti e si risolvono i problemi.

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Impresa reale vs Impresa virtuale

Quella riportata qui sotto non è l’altimetria di una tappa del Giro d’Italia, ma è l’andamento dell’azione FIAT Auto da gennaio ad aprile di quest’anno. Il titolo FIAT Auto è entrato nel mercato valutato 7,47€ ed ha cominciato una crescita continua fino al 16 gennaio, a valle del referendum di Mirafiori, toccando il massimo di 8,05€ (=+8% in 16 giorni). A partire da quella data il titolo ha cominciato a scendere, toccando il fondo di 5,85€ a fine febbraio (=-22% dall’inizio dell’anno, -27% da picco) a valle delle notizie sulle vendite FIAT Auto in Germania, che hanno segnato l’ennesima flessione, e giungendo a quota 6,96€ a fine aprile (=-7% da inizio anno, -14% dal picco). Nel mezzo niente di reale è cambiato per i lavoratori, poiché permane lo stato di cassa integrazione.

Non credo sia necessario essere fini analisti per comprendere una cosa: da un lato, l’economia virtuale-finanziaria della speculazione intorno all’aspettativa di successo dell’opzione Marchionne ha determinato un ricavo netto importante e a tempo breve (16 giorni) a chi ha scommesso sull’esito del referendum favorevole; dall’altro, l’economia reale-imprenditoriale di una realtà industriale in difficoltà che si riversa sui lavoratori e su piccoli investitori a lungo termine. Al contorno, una normativa che penalizza l’investimento di impresa con una tassazione sul lavoro decisamente più elevata a favore dell’investimento speculativo, che gode oltretutto di una tassazione inferiore (circa la metà) rispetto ai Paesi Europei.

Questa situazione fotografa bene quella che il sociologo Luciano Gallino ha ben descritto nel saggio “L’Impresa Irresponsabile” (Einaudi, 2006): lo spostamento dell’economia d’impresa dall’investimento del capitale in un’attività produttiva, che chiede tempi lunghi e offre ricavi contenuti (è impensabile ricavare l’8% in 16 giorni) verso il capitalismo manageriale finanziario, origine, a detta di Gallino, di comportamenti irresponsabili nella gestione dell’impresa. Vi è infatti una pressione-incentivo sui manager delle grandi imprese quotate in borsa a realizzare sensibili utili con brevi cicli di investimento. L’incentivo risiede nel fatto che i manager sono sempre più retribuiti con derivati sui titoli dell’impresa che amministrano. Si stima che se fino agli anni ‘80 solo il 22% della retribuzione dei manager dipendeva da derivati, questa percentuale è salita ad oltre il 65% negli anni ‘90 ed è in continua crescita. Ma chi sono i soggetti che esercitano questa pressione e quali esiti produce oltre a quelli già accennati sopra?

Se da oramai qualche anno siamo immersi in una crisi economica globale ciò si deve, come tutti sanno, in prima battuta al cosiddetto “crack finanziario” di alcune Banche d’Affari, in primis la celebre Lehman Brothers. Una Banca d’Affari è il soggetto che tratta principalmente titoli derivati, cioè scommesse sull’andamento di titoli ed altro. Sembra un gioco di parole, ma l’esempio posto all’inizio dovrebbe aiutare a comprendere di cosa si stia parlando. Gli acquirenti, cioè gli investitori, sono invece soggetti che dispongono di enormi quantità di denaro da investire: principalmente banche e fondi pensione.

Quando la maggior parte degli investimenti si sposta dal partecipare ad un’attività allo scommettere sulla stessa è chiaro che diventa secondario perfino cosa quell’attività produce e quanto è competitiva sul mercato. Per capirci con un esempio, è la differenza che c’è tra acquistare quote della Juve e fare una scommessa che la Juve perda o vinca una partita. È chiaro che un eventuale utile redistribuito agli azionisti nonché un incremento complessivo del valore dell’azione lo si potrà misurare, grossomodo, alla fine della Stagione e dipenderà da cose come la Juve si è piazzata bene o male in campionato, in Champions, nella coppa Italia, etc. Mentre scommettere su una singola partita, o un gruppo di partite, dipende solo da quelle partite e può produrre risultati (vincite o perdite) immediati. Si capisce che se una gran parte degli investimenti si concentrasse su singole partite e l’amministratore delegato ed il direttore sportivo ricevessero bonus sull’esito di qualche partita, non avrebbe senso costruire una squadra in grado di vincere un campionato. Ma magari si acquisterebbero alcuni giocatori “a partita” per poi metterli in panchina oppure cederli ad altra società, introducendo strutturalmente un elemento di precarietà che se per i calciatori profumatamente pagati ci può preoccupare poco, per gli operai che tengono famiglia dovremmo affrontare con estrema serietà.

Che questa dinamica induca comportamenti irresponsabili, comprese le sue estreme e criminose degenerazioni ed effetti, ce ne sono oramai molti esempi. In Itaia, quello più celebre in negativo è il caso Parmalat: un’azienda con un enorme patrimonio lavorativo e di qualità è collassata dietro uno spregiudicato e criminale ricorso alla finanza intrapreso dalla sua dirigenza, in particolare dal “patron Tanzi”. Le conseguenze: lavoratori lasciati a casa e oltre 100.000 piccoli investitori che se va bene hanno perso il 90% di ciò che avevano investito. Ma, come detto sopra nell’esempio della squadra di calcio, questa dinamica short time richiede che la precarietà del lavoro sia un elemento strutturale del sistema. Non a caso gli stabilimenti vengono aperti e chiusi con una velocità che non può semplicemente giustificarsi con i cambiementi del mercato.

Credo allora che la domanda sia lecita: è responsabile accettare tutto ciò? È responsabile lasciare sole le piccole imprese, che certo hanno molto meno propensione alla finanza e molto più attitudine alla sfida ed alla produzione, rendendo così il soggetto impresa un prezioso tassello della realizzazione di una democrazia moderna quale la nostra, e cioè fondata sul lavoro? Io credo di no, perché mentre pochi speculatori giocano con la ricchezza straordinaria di un Paese, l’impresa reale, quella che crede nell’innovazione e nel lavoro di qualità delle persone, arranca e deperisce, con grosso danno per la collettività.

Penso che si dovrebbe profondamente ripensare la responsabilità d’impresa. Senza dubbio è impensabile, nell’epoca della globalizzazione, fare questo solo nel nostro Paese. Ci vorrebbe almeno l’Europa (a quando un ruolo politico?) se non addirittura i Paesi OCSE. Ciò che per cominciare possiamo fare in Italia è riequilibrare la disparità che premia non chi investe in impresa ma chi specula in finanza, alleggerendo la pressione fiscale sul lavoro e sugli utili derivanti dalla produzione da un lato e, viceversa, sfavorendo la speculazione fine a sé stessa equiparando il prelievo fiscale a quello degli altri Paesi UE.

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Bersani alla Direzione Nazionale del 28 marzo

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Ambientalisti di professione: opportunità e rischi

La tragedia nucleare giapponese sta ricreando le condizioni che ventiquattro anni fa condussero nel nostro paese alla vittoria dei movimenti (e dei partiti) che chiesero la moratoria sulla produzione di energia elettrica da centrali nucleari. Forse oggi i favorevoli all’opzione nucleare sono più agguerriti, ma certamente l’unica chance che il programma nucleare del governo rimanga valido è affidata all’ipotesi (non remota) che al referendum del 12 giugno non si raggiunga il quorum. Rispetto a ventiquattro anni fa, il campo dei contrari al nucleare è animato non soltanto dalla contrapposizione a questa fonte di energia, giustificata dal rischio di disastri dagli effetti estremi (come Chernobyl nel 1986 …ma anche Fukushima nel 2011) ma anche dal problema dello smaltimento delle scorie nucleari. Oggi, al no al nucleare si affianca un si alle energie alternative che non sono più, come ventiquattro anni fa, delle chimere futuribili… ma sono ormai imprese e posti di lavoro, l’economia verde. Prosegui la lettura »

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Fine vita alla tedesca

Il disegno di legge Calabrò sul «fine vita» che avrebbe dovuto passare all’esame della Camera dei
Deputati il 21 febbraio scorso è slittato al 7 marzo per lasciare la precedenza al «Milleproroghe».
Nell’Appello apparso su La Repubblica del 21 febbraio, firmato tra gli altri dal giurista Stefano
Rodotà e dall’ex-presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, si sottolinea la
necessità di fermare la legge se si vogliono dare «indicazioni» per il tempo della fine della vita che
siano ispirate al principio di libertà e non a quello di autorità. E a questo proposito Rodotà cita
l’articolo 32 della Costituzione che recita: «La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti
dal rispetto della persona umana». Prosegui la lettura »

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Bersani sul federalismo

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Tolleranza Zoro – Gli sbarchi a Lampedusa

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Italianità delle imprese: paradossi e lezione libica

Nel 2008, l’italianità degli asset strategici fu un elemento qualificante della ricetta di politica industriale del centrodestra. Con questa giustificazione, Berlusconi intervenne in piena campagna elettorale in maniera decisa (come al solito, anche irrituale e ai limiti della legittimità) per mettere in crisi il piano di privatizzazione dell’Alitalia predisposto da Prodi e Bersani. Non era ammissibile per Berlusconi e Tremonti che l’Alitalia finisse in mani straniere, anche se queste erano francesi (Air France). Prosegui la lettura »

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Consumo di suolo agricolo a Padova

Quasi mezzo milione di metri quadrati in più di zona agricola a cui cambiare destinazione d’uso. Questo sarebbe l’errore commesso dal comune nel dimensionamento del PAT, contestato da Legambiente. Errore che accentua un consumo di territorio agricolo, che si rivela ancor più ingiustificato in un momento in cui l’agricoltura sta tornando ad essere un settore strategico per lo sviluppo economico di ogni nazione.

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L’indifferenza

Repubblica, Rosy Bindi, Il Partito…

La Repubblica non perde occasione per cercare di dettarci la linea e l’agenda politica. Questo dipende anche dalle nostre debolezze (spero momentanee): la mancanza di coesione, il protagonismo di alcuni dei nostri dirigenti, le pressioni alle quali siamo sottoposti su molti fronti (economia, diritti e questioni etiche, ecc.)
Comunque, oggi il giornale pubblica questo sondaggio

L’articolo poi dice che -finora- gli sponsor di una candidatura della presidente della nostra Assemblea Nazionale alla giuda del governo sono Nichi Vendola e Romano Prodi.

Due considerazioni: 1) io sono d’accordo con questa proposta, Rosy sarebbe la persona giusta per mille motivi, non ultimo la ASSOLUTA NECESSITÀ di risarcire (almeno in piccola parte) le donne per quello che hanno dovuto sopportare in questi ultimi 20 anni. Inoltre, lei è una delle pochissime persone che possono vincere. 2) quello che vale per un possibile candidato vale per tutti. Si decide sulla persona dopo aver deciso il programma e l’alleanza. Non si fanno sconti né eccezioni.

E voi, cosa ne pensate ?

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Le verità rovesciate del caso Ruby (purtroppo a pag. 56 del Corriere della Sera)

Luigi Ferrarella dal Corriere della Sera, 12 febbraio 2011

Non è facile, guardando alla salute delle istituzioni scosse dall’inchiesta Berlusconi-Ruby, capire se la minaccino di più le bugie, che almeno con la verità hanno un rapporto (seppure rovesciato), o le affermazioni del tutto indifferenti alla verità.

I 315 deputati che in una deliberazione ufficiale hanno attestato «evidente» il fatto che nel telefonare di notte alla Questura di Milano «il presidente del Consiglio abbia voluto tutelare il prestigio e le relazioni internazionali dell’Italia, giacché presso la medesima Questura era detenuta, a quanto poteva legittimamente risultargli, la nipote di un Capo di Stato estero» , hanno ridotto la Prosegui la lettura »

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Non servivano più

Cento husky ammazzati in Canada, a Vancouver. Non da un cacciatore impazzito, ma da una valutazione di mercato. Gli husky erano stati ingaggiati per trainare le slitte dei turisti durante le Olimpiadi invernali. Finite le Olimpiadi, erano finiti gradualmente anche i turisti. I cani non servivano più. Era un costo mantenerli ed era un costo eliminarli, perché vai a trovare un veterinario che ti uccide gratis cento animali giovani e sani. Così i gestori delle slitte hanno incaricato dello sterminio un operaio, risparmiando persino sui proiettili: non più di uno per cane. Gli husky che non hanno avuto la fortuna di morire subito sono stati finiti a coltellate in una fossa comune ed è stato tale lo stress che il boia ha chiesto i danni ai suoi mandanti. Perciò la storia è diventata di dominio pubblico: per una questione di soldi, come per una questione di soldi era stato pianificato il massacro.

via Massimo Gramellini

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